Trattoria Il Pavone

Trattoria Il Pavone

La Trattoria Il Pavonea Romano D'Ezzelino, in provincia di Vicenza, è molto rinomato sul territorio per la cucina casarecciae le specialità del territorio. Attenzione ai dettagli e cortesia verso i clienti rendono la trattoria il posto ideale in cui trascorrere delle piacevoli giornate in compagnia di amici e di chi si vuol bene. Il locale ha le origini antichee mantiene ancora il fascino del tempo.

Trattoria il Pavone

Una lunga storia di fascino e sapore

specialità vicentine

La storia della Trattoria “il Pavone” comincia quando la famiglia Lunardon viene ad abitare, nel 1939 in quella che fu la villetta di campagna di un illustre bassanese vissuto a cavallo tra il settecento e l'ottocento e precisamente: Jacopo Vittorelli .
Scrittore e poeta molto apprezzato, possedeva un vasto terreno su cui era stata edificata una villa rinascimentale, andata completamente distrutta, e di cui egli conservava alcuni disegni. Il Maestro decise così di ricostruire una residenza di campagna rifacendosi a quei disegni e da qui si può intuire il perché dello stile neoclassico del fabbricato anziché di un barocco come avrebbe suggerito la moda del tempo.
Alla sua morte, come era consuetudine, dona tutta la proprietà ad un sacerdote suo contemporaneo Don Pirani, che con nobili intenti, accoglieva in una sua struttura le orfane del bassanese. Vittorelli prima della sua morte dispose che le orfanelle di Don Pirani potessero trascorrere qualche periodo di vacanza nella sua villetta di campagna, cosa che è avvenuta regolarmente sembra fino alla prima metà del novecento.
Trasformato poi in trattoria nel 1941, “il Pavone” offre alla propria clientela prodotti del lavoro contadino e da questo nasceva il piatto più tradizionale della gastronomia bassanese: asparagi  e uova.
Divenuto il “santuario” degli asparagi per eccellenza, l'attuale gestione ha arricchito il menù con variazioni che soddisfano il gusto e le esigenze attuali.
Questa è in breve la storia del “Pavone” che è stato testimone di tante altre umane vicissitudini, dai briganti che si sono rifugiati tra le sue mura ai soldati che al loro passaggio lasciavano dediche alle “morose” scritte nel 1860 e ancor oggi visibili, insomma un luogo ricco di storia, di fascino e di sapori.

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